Quando, nel 2000, l'intera collezione zoologica (ad esclusione degli invertebrati e dei grandi mammiferi, che sono ancora in Castello) fu trasferita qui, era in corso il progetto di costruzione di un nuovo Museo di Storia Naturale, che sarebbe dovuto sorgere accanto al Museo della Tecnica Elettrica. Il progetto non andò in porto e quindi questi reperti sono ancora in attesa di essere trasferiti in un vero e proprio museo, che ora dovrebbe essere creato all'interno di Palazzo Botta ristrutturando un'ala e tutto il sotterraneo.
All'interno del museo si trova la Sala Spallanzani, gloria della nostra Università e padre della biologia moderna, che fu chiamato a insegnare a Pavia da Maria Teresa d'Austria nel 1769, durante la riforma teresiana dell'Università. Viene creata appositamente per lui la cattedra di storia naturale e nel 1771 diventa il direttore del museo, che nasce grazie alla sua spinta ed è uno dei musei naturali più antichi al mondo. Inizia così un'opera di ricerca dei pezzi tramite viaggi diretti di Spallanzani oppure grazie a contatti con altri biologi.
All'interno della sala a lui intitolata si trovano alcuni dei pezzi originali dell'epoca spallanzaniana, tra cui un ippopotamo che è probabilmente uno dei pezzi tassidermizzati più antichi al mondo, tre ossa di balena che sono gli unici tre pezzi ossei di questa stessa specie presenti in un museo italiano, e due denti di narvalo, che per la loro forma hanno dato vita alla leggenda dell'unicorno.
| Ippopotamo |
| Denti di narvalo |
| Ossa di balena |
Nell'altra sala invece troviamo tra i tanti pezzi due preparati
biologici, cioè che servono per evidenziare l'anatomia interna, di
un'alce e un cavallo.
| Cavallo (preparato biologico) |
| Leone (specie estinta) |
Possiamo anche vedere un leone e una
leonessa, realizzati nel 1812 con la tecnica del "manichino in legno
scolpito": è notevole la perfetta realizzazione del corpo,
cosiderando l'epoca di realizzazione, la difficoltà del lavoro da
eseguire a causa dell'elasticità della pelle, e il fatto che chi li ha
realizzati molto probabilmente non aveva mai visto un leone dal vivo e
si basava quindi su immagini, che all'epoca non potevano nemmeno essere
molto precise. Questi leoni appartengono ad una specie estinta che è quella che i romani utilizzavano nelle arene.
Oltre a questi sono presenti centinaia di altri pezzi appartenenti alle più svariate specie animali estinte e non, che occuperebbero decisamente troppo spazio per essere citate tutte.
A questo punto l'unico consiglio che posso dare è: ANDATE A VEDERE IL MUSEO!
E' aperto dal lunedì al venerdì su prenotazione, oppure un sabato mattina ogni mese. L'ingresso è gratuito.
Per info http://musei.unipv.it/storianat/visita/visita.html
Oltre a questi sono presenti centinaia di altri pezzi appartenenti alle più svariate specie animali estinte e non, che occuperebbero decisamente troppo spazio per essere citate tutte.
A questo punto l'unico consiglio che posso dare è: ANDATE A VEDERE IL MUSEO!
E' aperto dal lunedì al venerdì su prenotazione, oppure un sabato mattina ogni mese. L'ingresso è gratuito.
Per info http://musei.unipv.it/storianat/visita/visita.html
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